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La peste emozionale nella modernità liquida1 di Genovino Ferri e Giuseppe Cimini Proponiamo una rilettura del dodicesimo capitolo dell’Analisi del Carattere di W. Reich, La Peste Emozionale, fotografando quella che riteniamo una mutazione adattiva della sindrome, nella sua etiopatogenesi e nel suo decorso, a ottanta anni di distanza, individuando alcune linee guida quali primi rimedi per un tentativo terapeutico. A) La Peste Emozionale ieri. Il carattere nevrotico in azione distruttiva sulla scena sociale Peste scelto verosimilmente per l’immaginario collettivo del tempo, un segno inciso dalla storia dell’umanità per le sue ricorrenti diffusioni epidemiche e per la sua pericolosità. Emozionale chiarisce bene l’area affetta dalla patologia: il Mondo Emozionale. Nevrotico. La prima grande differenza. Esiste ancora il nevrotico oggi? Certamente sì, ma non è più un indicatore del tempo (anche il DSM-IV TR non lo riporta più!), non è più l’icona dominante nelle statistiche. Il disturbo borderline è il vero emblema di questa nostra epoca, l’esito sintomatico più evidente della peste, come vedremo. I meccanismi di difesa della repressione e della rimozione del conflitto, rappresentati dalla corazza, non sono più emblematici, perché molto costosi energeticamente e non più sostenibili dalla struttura della forma vivente-uomo oggi. La peste emozionale si manifesta in esplosioni di sadismo e di criminalità. Esplosioni da compressione ci permettiamo di aggiungere, da repressione nevrotica ieri, da insostenibilità depressivo-borderline oggi: eziopatogeneticamente sono proprio differenti! È una malattia nel senso stretto ed è fondamentale riconoscerla, per non rischiare di mobilitare contro di essa il randello anziché la medicina e l’educazione. Qui Reich ci parla del come di relazione oggettuale, della posizione controtransferale corretta ed idonea per una possibile terapia. L’avidità di denaro è un tratto caratteriale tipico della peste emozionale, così come l’astuzia subdola… L’azione e la motivazione dell’azione non coincidono mai… la dissimulazione è una parte essenziale della peste… la conclusione di un pensiero è già pronta ancor prima che un ragionamento sia terminato: il preconcetto è inaccessibile a qualsiasi argomentazione. “Tratto orale insoddisfatto e rimosso dalla cofissazione coatto-fallica”, diremmo nel fare Analisi del Carattere, “con asse narcisistico asservito alla fissazione orale difettuale” (vero e proprio attrattore entropizzante gli Oggetti Esterni). Diffidenza e sospettosità, quando non paranoia vera e propria, sono espressioni di una corazza imprigionante “il divenire autentico delle relazioni”, così come il preconcetto è imprigionante “il divenire autentico del pensiero”. Esse testimoniano il bisogno di proteggersi, ma soprattutto di utilizzare 1 Questo testo è l’appendice del libro Psicopatologia e Carattere, di Genovino Ferri e Giuseppe Cimini, Alpes Italia 2012. Nel testo sono riportate in grassetto alcune citazioni salienti del capitolo dodicesimo dell’Analisi del Carattere di W. Reich. l’Altro e di prendere all’Altro. L’appestato emozionale pretende che la realizzazione delle sue esigenze di vita sia compiuta dal mondo che lo circonda e cercherà di trasformare l’ambiente circostante in modo tale che non vengono disturbati i suoi modi di vivere e di pensare… odia il lavoro perché lo sente come un peso e rifugge da ogni responsabilità, vuole sempre lavorare meno degli altri e ha la pretesa di imporre il come lavorare, ricorrendo anche alla violenza. Dicevamo di prendere all’Altro; ma aggiungiamo, dopo questo passo riportato, anche di “pretendere dall’Altro la riparazione-risarcimento del non avuto”, amplificando la Formazione Reattiva Narcisistica in modo sadico, sino al presunto diritto di ricorrere alla violenza per “asservire l’Altro” ai propri bisogni e per dettargli il “come servirlo”. L’energia che alimenta le reazioni pestifere scaturisce dalla fame di piacere non soddisfatta e si manifesta nei rapporti interumani, quindi sociali e nelle corrispondenti istituzioni, in modo organizzato e tipico. È stata questa definizione che ci ha aiutato a riconoscere la peste emozionale nella sua mutazione. Siamo d’accordo sulla diagnosi di fame quale induttrice di reazioni pestifere, ma attualmente spostatasi, sulla freccia del tempo, “da una insoddisfazione della relazione di piacere con l’Oggetto Parziale Seno ad una insoddisfazione della relazione di piacere con l’Oggetto Parziale Utero”. Ciò comporta che la cofissazione coatto-fallica narcisistica si assottiglia di spessore e va a configurarsi come posizione instabile di copertura, non più in grado di assicurare la rimozione del tratto orale insoddisfatto sottostante. La peste infuria nei campi vitali più importanti: la mania di autorità, il moralismo, il politicantismo, le misure educative sadiche, il misticismo nella sua forma distruttiva, la sopportazione masochistica, il pettegolezzo, la diffamazione, il burocratismo, l’imperialismo, la pornografia, l’usura, gli imbrogli, la sete di potere, l’odio razziale. Si ripropone nel Corpo Vivente Sociale, a frattali maggiori, la difettualità del Corpo Vivente Individuale “con centri di potenza dell’Essere asserviti alla fame e alla sete di potere dell’Avere”. Il nocciolo biofisiologico comune a tutte le forme di peste emozionale è l’ingorgo sessuale biologico. Un secondo denominatore è la perdita della capacità di raggiungere il soddisfacimento sessuale naturale, che porta allo sviluppo di impulsi secondari sadici. La sessualità dell’appestato è tipicamente sadica e pornografica in seguito ad una rigida armatura caratteriale e muscolare, prodotta da un’educazione coatta ed autoritaria. Ingorgo va certamente inteso come perturbazione del libero fluire dell’energia vitale, della pulsazione vitale, impossibilitata a dispiegarsi fin sugli stadi della genitalità, diremmo in un ottica analitico-reichiana complessa. Imprigionata nella corazza muscolare-fallica “da un’educazione coatta ed autoritaria” genera stasi e compressione e le brecce che si aprono in particolari scene non possono che esprimere “es-pulsioni sadico violente pestifero-distruttive”. B) La Peste Emozionale Oggi Questo ai tempi W. Reich. Oggi il tempo è cambiato, non è proprio così, manca il confine neghentropico organizzante le pulsioni, anzi manca il confine proprio, non c’è neanche quello entropico, siamo in una scena opposta a quella descritta 80 anni fa. Il tempo oggi è borderline, la violenza oggi è borderline, ma con una reattività pulsionale immediata, che sa di riflesso sottocorticale, da bassissima soglia alla frustrazione, sa di primarietà premuscolare e rettiliana, sa di solitudine disperante. Così la sessualità, anch’essa sempre di stadio, immediata, di facile eccitabilità, bulimico-consumistica, violenta e oggettuale “nel senso non analitico”, indifferenziata e dissociata dal sentimento, bruciata dalla velocità dei tempi: borderline anch’essa! La corazza non è più la corresponsabile della peste, la sua assenza sì, della nuova forma espressivo-pestifera sì. Abbiamo assistito, in questo tempo di quattro generazioni di analisti, alla lisi delle fissazioni coatto-falliche, alla caduta della struttura nei suoi livelli, quarto (torace) soprattutto e terzo (collo), alla lisi della paternità, al collassare della coppia genitoriale “sulla maternità buonista e colpevole”, alla modificazione-spostamento del Super-Ego, alla trasformazione allarmante del Corpo Vivente Società, con la perdita di molte differenze e l’aumento di molte indifferenze. Abbiamo assistito alla liquefazione della corazza quale ipertono, ma anche quale giusto tono e al precipitare, scivolando sulla freccia del tempo, prima nella liquidità (stadio orale depressivo suggente), poi, con la Volatilità delle Relazioni, ancora più giù, avvicinandoci pericolosamente alla rarefazione borderline. Zigmunt Bauman, con un suo felice e fortunato vocabolo, ha fotografato la modernità come liquida… “lo scivolare lungo il tempo come liquidi senza avere una forma, poichè non c’è il tempo e lo spazio per avere una forma, liquefatta dalla velocità”. Modernità liquida, che così descritta “spalmata”, viene letta solo su un tempo orizzontale e lineare, non su un tempo verticale ed analitico-complesso, “non visibile senza il sentire”. Siamo in un tempo borderline, sempre più rarefatto e meno liquido, con più istanti e meno radici, più emozioni e meno sentimenti, che sono fatti di tempo, più eccitazioni e meno consapevolezze, più comunicazioni e meno relazioni, anch’esse fatte di tempo, così con più informazioni e meno sapere, siamo più sul tempo che nel tempo. La violenza nasce dal non rispetto del divenire del tempo interno sulla nostra freccia verticale neghentropica, dovuto all’accelerazione del tempo esterno orizzontale, lo starter della nuova forma di peste emozionale. Non c’è pausa, recupero, restituzione e ciò genera sforzo, spasmo, DOR e “castrazione-compressione” della domanda della pulsazione vitale, che, senza confine contenitivo, oggi esce impulsiva, violenta, immediata, primaria, sempre più lontana da consapevolezze “oculari”. Il tempo segna il nostro corpo! Ma quanto il nostro corpo segna il tempo! La peste emozionale è sempre un prodotto di uno scontro tra Es e Superego, per dirla freudianamente, ma il punto chiave per centrare la sua forma espressiva è “il dove” nel corpo avviene lo scontro: è questo luogo geometrico che permette di fare diagnosi! Abbiamo già sottolineato come “il dove primario” si è abbassato sulla freccia del tempo interno e lo cogliamo, oltre che in una insoddisfazione dell’oralità labiale del secondo livello (bocca), anche e di più, oggi, in una insoddisfazione dell’oralità ombelicale del sesto livello (addome). Senza il corpo non c’è la verticalità profonda, visibile, reale; con il sentire il corpo c’è e si può fare diagnosi tridimensionale. Il Super-Ego oggi è mediatico, anaffettivo, non reciprocante, persecutorio, richiedente, escludente, superficiale, narcisistico ed analfabeta emozionale. La famiglia (genitori, nonni, zii) non è più la sede del Super-Ego. Siamo così, per i giovani, in una Società della Tribù, dove si va dal 2 relazionale alla tribù (il 10 e oltre) e si saltano il 3,4,5,6,7,8,9… relazionali, che avrebbero il compito di organizzare la pulsionalità. Il riferimento è la tribù, un riferimento poliedrico, frammentato, instabile, con un numero di interlocutori che non si possono identificare. Viviamo un tempo borderline vuoto delle Relazioni affettivo-limbiche, in una difettualità orale primaria che salda la rettilianità alla cognitività. Viviamo un processo di trasformazione in atto nella modernità, complesso e multifattoriale, con genitori depiazzati, depressi, rassegnati ed impotenti; con figli smarriti, soli, spaventati ed impulsivi: una modernità liquido-rarefatta sempre più “ad economia aziendale”, con valori dell’Avere che definiscono l’Essere. Un vuoto delle relazioni da furto del tempo perpetrato dal Super-Ego mediatico, che detta la velocità del tempo nel fuori e rarefà il tempo nel dentro, definendo qual è l’Oggetto Luminoso da inseguire. Un corpo vivente sociale nella modernità liquido-rarefatta, che viaggia verso una riduzione della 5HT (serotonina) ed un aumento della DA (dopamina), ovvero una depressione mascherata dall’accelerazione. Agli antidepressivi, ma anche agli antipsicotici atipici, forse le categorie di farmaci più utilizzate oggi al mondo, o ai vari Cialis, Viagra, Levitra etc… cosa chiediamo? Di fermare la violenza e di riempire il Vuoto delle Relazioni o di restituirci la Strutturazione pre-liquida, per reggere l’insostenibilità dei ritmi? O addirittura la Potenza Genitale, pensandola solo erettiva? O tutte queste cose? Solo queste soluzioni generano “pazienti” senza tempo e soprattutto senza senso. Un indicatore molto inquietante della connessione tra lo stadio della modernità liquido-rarefatta e le emersioni sintomatiche causate dalla mutazione pestifera. C) Primi Rimedi per la Nuova Peste Emozionale: pre-disposizioni per l’Amore In clinica è Porre Diagnosi, in analisi è Sentire Vedere Leggere l’Oggetto. Condividere tutto ciò è già un essere insieme ed un essere altro da… È definire un primum movens, un insight per una progettualità mirata e neghentropica. Restituirsi e Restituire il Tempo, il Tempo Limbico, il Tempo del Torace, il Tempo del Respiro, il Tempo dei Sentimenti, il Tempo del Con, il Tempo dell’Ascoltarsi e dell’Ascoltare, del Raccontarsi e del Raccontare, della Storia e del suo Senso, della Corporeità e del suo Senso. Il Tempo delle Relazioni: Restituire il tempo alle Madri… e ai Padri, alla Sostenibilità, per dispiegarsi sulla freccia del tempo neghentropico, per sentire e per vedere. Darsi e Dare Confini e Limiti, anche il “No Neghentropico”. I Limiti erano quelle pietre sacre la cui rimozione per i Romani era un delitto, essendo sotto la protezione della divinità Limite. Li consideriamo un frattale a switch entropico o neghentropico, punti e passaggi che risuonano sì sulla divisione-separazione, ma fondamentali ed inevitabili per assurgere a differenze e condivisioni future, a maggiori altezze. Restituire ai nostri figli e ai nostri giovani il Senso Intelligente delle Cose e non gli Oggetti frutto della nostra presunta colpa difettuale. Restituire ai nostri figli e ai nostri giovani “Noi”. Riprendersi la Responsabilità del Potere Super-egoico come Adulti e Genitori ed educare la rabbia –vuoto alla sfida ragionevole: con affettività, giusta distanza, tono, obiettivi e restituzione di rispetto. Sfidare il giovane ad osare l’esclusione ed uscire dall’istantaneo, al nascere ed allo svezzarsi dalle dipendenze, all’adgredior “guardando il cielo oltre la scena” e riprendersi la dimensione neghentropica del proprio divenire, facendo radici anche nel tempo interno. E tutto questo “insieme”. E allora Fare Sapere e Raccontare, Educare ai sentimenti insegnando a riconoscerli, Alfabetizzare le Emozioni, Fare un investimento-profitto sull’Essere e non solo sull’Avere: e non c’è Sapere senza Sentire e non c’è Sentire senza il Corpo. Imparare a conoscere la Domanda Implicita che poniamo all’Altro con la nostra storia, quella analogica, a leggere la domanda implicita che l’Altro ci pone con la sua storia. È provare ad uscire dalla gabbia orale del “è mio” ed entrare nel respiro toracico del “di me”… W. Reich: … la peste emozionale è condannata a perire quando si trova di fronte al naturale senso della vita. Per noi il naturale senso della vita è essere Persona ed essere Umiltà (Umiltà, Umanità e Umorismo, “le tre U”, come sosteneva F. Navarro). Essere Persona ed essere Umiltà hanno una portata di energia neghentropica “semplicemente” straordinaria, sono dimensioni dell’essere e non dell’avere, della pulsione neghentropica e dell’indivisione di Sé. Persona e non Maschera-Posizione di scena, Persona nel proprio “risuonare” nella corporeità, nel sentirsi nella propria storia biologico-biografica, nell’incontrare le persone che sono dietro le maschere delle posizioni, nel teatro della vita. È un sentire che modifica le Sinapsi e le Relazioni, stiamo proponendo un sentire che porta l’Altro ad affacciarsi Persona nella relazione con noi. E poi Umiltà. Come funziona il nostro corpo quando siamo umili, visto che non sempre ci sentiamo umili? Proponiamo di considerare l’Umiltà un’evoluzione del Narcisismo Fallico. Il narcisista ha un collo dritto, fermo, rigido: sul suo collo è inciso il tratto che lo distingue, lì è imprigionato il suo tempo evolutivo, quello delle sue Relazioni Oggettuali. Se il nostro collo si fa morbido, più morbido, allora testa e cuore comunicano di più e possiamo pulsare sulla freccia del nostro tempo interno, alle rispettive stazioni analitico-corporee, finanche alla pancia, al nostro humus, madre, terra, ed infiggere le nostre radici per riattingere energia e raggiungere di nuovo altezze importanti, consentendoci un respiro, “una spiritualità” verticale straordinaria, una continuità dalla fotosintesi alla nostra consapevolezza. Un altro senso naturale della vita è il suo Essere Intelligente. La cosiddetta saggezza della vita ci piace leggerla come ricombinazione neghentropica delle mille intelligenze stratificate e diffuse sulla sua storia filoontogenetica, a partire dall’Intelligenza del Pianeta Vivente “Terra”. La Cognitiva è l’ultima in ordine di tempo, la più acuta e la più alta, ma va connessa e ri-connessa alle altre precedenti, facendola uscire dai rischi di scissione e isolamento pericolosissimi in cui versa. Va connessa e ri-connessa all’Intelligenza del Corpo Vivente Persona, del Corpo Vivente Società, del Corpo Vivente Pianeta, al loro humus, educandola a fare Reti Intelligenti con Esse, per divenire Intelligenza-Meta. “La presa di coscienza di una Comunanza Terrestre”, dice Edgar Morin, è l’elemento chiave che può consentire di uscire dall’età della barbarie, dall’età della Peste Emozionale.

Source: http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/psiche/Ferri_Cimini_Peste_emozionale.pdf

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Five Things Physicians and Patients ShouldQuestion in Hospice and Palliative MedicineDaniel Fischberg, MD, PhD, Janet Bull, MD, David Casarett, MD, MA, MMM,Laura C. Hanson, MD, MPH, Scott M. Klein, MD, MHSA,Joseph Rotella, MD, MBA, Thomas Smith, MD, C. Porter Storey Jr., MD,Joan M. Teno, MD, MS, and Eric Widera, MD, for the AAHPM ChoosingWisely Task ForceDepartment of Geriatric Medicine (D.F.), Jo

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